Sostenibilità - Viticoltura

La strada verso più trasparenza

4 marzo 2019

Dopo tanti secoli relativamente stabili, l’agricoltura nella nostra storia recente ha intrapreso scelte molto diversificate, esprimendo una straordinaria crescita delle produzioni, soprattutto grazie alle nuove varietà più produttive, alla fertilizzazione prevalentemente chimica, all’irrigazione, all’utilizzo generalizzato di agrofarmaci ed erbicidi, ad una crescente meccanizzazione. Sono state invece sottovalutate le conseguenze di processi produttivi sempre più ‘estrattivi’ anche con effetti nocivi sull’ambiente, verso gli operatori e la salubrità delle produzioni (‘externalities’) che stanno fortemente compromettendo la sostenibilità produttiva nel tempo. Probabilmente anche solo tre parametri fondamentali mostrano il fenomeno: la forte perdita sostanza organica dei terreni (la desertificazione è ormai una variabile da considerare), l’inquinamento delle acque di falda, l’impoverimento nella biodiversità. Si può anche constatare come il valore economico all’origine delle produzioni agricole mostri una debolezza strutturale e sociale universale.

Sostanza organica, la più grande ricchezza nel tempo

Sicuramente questo modello che produce “commodities”, oggetto di un prezzo definito altrove, che provoca consumo delle risorse naturali, perdita di fertilità e contamina ambienti e produzioni, ha contribuito alla nascita di iniziative in tutto il mondo nella direzione dell’“organic food & wine”. Un movimento giovanile spontaneo rivolto al desiderio di vivere nel rispetto delle risorse primarie e nella lungimiranza per le generazioni successive (“farming for the future”). Inoltre autorevoli ricerche, sempre più numerose, dimostrano come questo modello di produrre cibo non ha futuro e debba prontamente corrispondere non più ad una stretta logica di costi-ricavi ma a criteri di sostenibilità complessiva. Recentemente anche la ricerca sulla salute umana è sempre più presente e molti risultati mostrano come un’agricoltura organica rappresenti anche una strategia preventiva contro la frequenza di certe malattie, compresa la perdita di fertilità umana. E’ universale inoltre, il nuovo stile di consumo dei ‘millenials’ (we need to talk about environment) che grazie alla comunicazione istantanea dei social media hanno promosso un movimento consapevole ed etico che potrebbe essere definito la più grande rivoluzione giovanile dopo il ’68. Senza dimenticare il patrimonio culturale e storico che viene riconsiderato un fondamentale valore da perseguire e difendere.

È ormai largamente evidente e capillare come sul cibo organico anche l’industria più consolidata si stia prodigando ed impegnando alla ricerca di soluzioni più conformi alla nuova consapevolezza dei consumatori.

VITICOLTURA E VINO

Esistono tantissimi modi di produrre a differenza delle altre produzioni agricole. Il vino ha portato cultura, bellezza, gioia e reddito a molti protagonisti e costituisce un pacchetto economico di straordinaria valenza in alcuni Paesi europei storicamente dedicati. In pochi decenni la viticoltura è anche approdata in areali non vocati e responsabili di prodotti poco differenziati, spesso, con remunerazioni inferiori alla convenienza produttiva. Una viticoltura con scelte, talvolta, poco attente a fattori di sostenibilità come il largo utilizzo di agrofarmaci che ha prodotto anche effetti nocivi per l’ambiente e le comunità umane dei luoghi. La drastica riduzione della durata degli impianti costituisce infine la dimostrazione di una tecnica colturale troppo invasiva. Le scelte esclusivamente mirate alla massimizzazione dei costi-ricavi della produzione hanno reso sempre più necessari gli interventi tecnologici e con additivi in cantina per rendere qualsiasi uva un accettabile vino. Anche per tutti questi motivi sono nate delle reazioni più o meno spontanee, soprattutto giovanili, che hanno stimolato i produttori a confrontarsi con scelte produttive più sostenibili, facendole conoscere ai consumatori e ponendosi come paladini di scelte più coraggiose e ‘naturali’.

Il termine “naturale” è diventato mondialmente riconosciuto in tempi brevissimi pur in assenza di normative specifiche. Questa onda sembra inarrestabile e ritengo che dobbiamo essere consapevoli e grati a questi importanti stimoli pur nella loro a volte disordinata espressione. Il termine ‘naturale’ ha travalicato il suo vero significato e viene interpretato in modi diversi dalle persone: in realtà “naturale” significa competizione, equilibri instabili e per noi imperfetti nel tendere a produrre del cibo e vino.

Produrre con mezzi e tecniche più sostenibili è diventata una doverosa scelta economica che dovrebbe essere maggiormente sostenuta dalla legislazione. E’ quindi fondamentale impegnarsi a rendere trasparenti i propri processi produttivi, anche sugli aspetti ambientali, sociali ed etici, affinché il consumatore sia realmente soddisfatto e tutelato in un contesto ambientale più favorevole.

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