Vino ed Emozioni

Il vino “naturale” verso una normativa?

25 aprile 2016
La regolamentazione dei vini è straordinariamente antica e si trova
documentazione in moltissime testimonianze storiche (Plinio, Columella..).
Negli ultimi tre secoli, si sono gradualmente prodotte varie norme che sono
state periodicamente rivisitate ed approfondite. Durante il secolo scorso sono
nate un po’ ovunque delle legislazioni volte a definire in maniera piuttosto
dettagliata il vino e tutto quanto concerne la sua origine e modalità di
produzione. Allo scopo sono stati formati Comitati di alto profilo scientifico
(Università, Centri di ricerca, aziende private) con differenti ambiti di
expertise, oltre ben inteso, il contributo straordinario dei produttori e
professionisti del settore.
Ogni germoglio rappresenta una nuova speranza
Un coordinamento di tanto lavoro si è immediatamente reso necessario con
il coinvolgimento di autorità nazionali, regionali, al fine di strutturare e
consolidare il tutto e confrontarsi all’esterno. Qui l’istituzione mondialmente
accreditata si chiama O.I.V.. Questi passaggi sono fondamentali per la
credibilità e la validità del lavoro svolto e ancora in essere.

Le normative sul vino sono talmente puntuali, fin nei minimi dettagli,
che non ci si può chiamare completamente fuori quando si affronta l’argomento
di disciplina del vino “naturale”. Occorrono le professionalità adeguate per
iniziare ad approcciarsi a tale settore ed instaurare proficue collaborazioni
con chi ne ha piena materia da lungo tempo.

L’uomo, nel corso della sua storia ha sempre coltivato la vigna e il prodotto vino è sempre esistito. In effetti, il vino “naturale” accompagna la storia agricola dell’umanità. Questo non significa che i vini erano “buoni”, anzi sicuramente molti di essi erano un nutrito programma di difetti, compresa la scarsa longevità. Il “vino del contadino”, molto spesso ha primeggiato di più per i suoi difetti che per le sue qualità e solo pochi sono riusciti a far bene. Ma è soprattutto con la conoscenza tecnico-scientifica che il progresso è stato grandissimo e ha contribuito all’enorme successo del vino. Purtroppo ci sono stati anche alcuni che hanno abusato delle nuove opportunità offerte dalla tecnologia e ricerca “costruendo” prodotti non degni della meravigliosa storia del vino.

Qualsiasi regolamentazione deve partire da come e dove si produce l’uva.
Quindi deve affrontare in analisi dettagliata il lato agronomico e gestionale
della vigna, compresa la criticità più forte che risiede nella decisione vendemmiale.
Inoltre è basilare che la provenienza dell’uva faccia capo al produttore che ne
assume completamente la responsabilità artigianale.
Il vino “naturale”, potrebbe, poco a poco, lasciare questa definizione,
entrata nel linguaggio comune, perché scientificamente poco o affatto
sostenibile, per volgere a termini più trasparenti ed accettabili nei confronti
del mercato.

Viviamo oggi un momento governato dalla voglia di lanciare notizie, quasi sempre poco approfondite invece di provare dei fatti. Questa situazione, se nel breve può dare notorietà può far danno nel medio periodo; occorre costruire un futuro con basi solide e grande serietà. E’ giunto il momento di parlare solidamente e scevri da conflitti di interesse di ogni forma e specie, in particolare di natura commerciale al fine di garantire tutto il movimento e non solo alcuni.

Una importante ed urgente richiesta di modifica legislativa riguarda il tenore in acidità volatile, attualmente definito su valori troppo contenuti a motivo dell’utilizzo, anche massiccio e non dichiarato della solforosa, prodotto nocivo per la nostra salute. Oggi, molti vini naturali superano il livello di acidità volatile ammissibile dalla vigente normativa mondiale, e quindi sono fuorilegge. Questo rappresenta dunque un passaggio legislativo fondamentale verso il quale occorre impegnarsi, soprattutto scientificamente per dimostrare che, la volatile non costituisce una criticità se giustamente equilibrata nella complessità del vino. Inoltre questa tematica avvalora ancora maggiormente la tesi che produrre vini “naturali” è un’impresa professionale molto impegnativa, né si può realizzare con qualsiasi vitigno, in qualsiasi ambiente o in condizioni climatiche non adeguate

Anche per questi motivi, tra l’altro, è basilare che a proporre norme e disciplinari non siano iniziative estemporanee di singoli, ma serie istituzioni e avvalorate da basi scientifiche robuste.

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